Un chip per proteggere il Made in Italy

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Approvata alla Camera la proposta di legge sulla tracciabilità dei prodotti fatti in Italia attraverso la tecnologia Rfid. Tutta la filiera sarà così a portata di smartphone ...
Mattia Schieppati

A proteggere il Made in Italy, sotto attacco da sempre tra contraffazioni e prodotti (falsi) venduti in tutto il mondo con la scusa dell’italian sounding, ci prova ora la tecnologia. È stata approvata senza troppo clamore in Parlamento una proposta di legge sulla tracciabilità digitale dei prodotti italiani (clicca qui): la tracciabilità (e quindi l’autenticità) sarà assicurata associando i prodotti a un codice verificabile online che sarà scritto in un chip Rfid (Radio Frequency Identification), o in un barcode, che conterrà le informazioni relative al produttore, al prodotto e agli indirizzi internet di questi ultimi. Il codice sarà rilasciato al produttore da soggetti certificatori autorizzati dal Ministero dello Sviluppo Economico, che definirà in un decreto i requisiti per tali certificatori, le loro modalità di azione e le sanzioni a fronte di loro comportamenti fraudolenti.

Secondo la proposta di legge, anche l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) avrà un ruolo per la tutela digitale del Made in Italy, che sarà quello di:

  • definire le modalità tecniche di emissione di codici, chip Rfid e codici a barre,
  • vigilare sull’operato dei soggetti certificatori,
  • creare un database dei codici emessi da tali soggetti.

I codici identificativi che “equipaggeranno” i diversi prodotti, dal food al vino, recanti segni unici e non riproducibili, saranno ottimizzati per il sistema mobile e le sue future evoluzioni, e conterranno tutti i dati identificativi, riscontrabili anche per via telematica, del produttore, dell’ente certificatore della filiera del prodotto e del distributore che fornisce il sistema dei codici stessi, nonché l’elencazione di ogni fase di lavorazion e. Il consumatore, attraverso i dati trasmessi dal chip per esempio al suo smartphone, potrà “vedere” direttamente dallo scaffale del supermercato – e in qualsiasi parte del mondo – se quel pezzo di Parmigiano sia davvero tale o sia il “solito” Parmesano prodotto chissà dove e chissà con che latte.

Di certo l’Rfid non rappresenta una tecnologia avanzatissima (è in uso da 15 anni), ma ha un vantaggio: ha costi assolutamente contenuti ed è così accessibile anche a tutta quella galassia di piccoli e piccolissimi produttori che possono così adottare questa formula senza incidere eccessivamente sui costi di produzione.

Fonte: Bancaforte.it