TEMPESTA GLOBALE Banche ancora nel mirino Piazza Affari giù del 5% Petrolio a 26,3 dollari

A spingere fortemente al ribasso i listini sono diversi motivi: i risultati finanziari e le previsioni per il 2016 di SoGen, Rio Tinto e Zurich Insurance Group aggiunti alla crescente preoccupazione che le banche centrali sono incapaci di arginare un rallentamento dell'economia globale e al calo continuo del petrolio, che rischia di innescare una catena di fallimenti nel settore. A questo si aggiunga che il discorso di ieri del presidente della Fed, Janet Yellen, non è piaciuto molto agli investitori.

Perché da un lato Yellen ha messo le mani avanti dicendo che i rialzi nel costo del denaro ci saranno ma a un ritmo più lento (il mercato voleva invece sentirsi dire che i tassi non saranno più toccati), dall’altro ha preso atto delle difficoltà economiche in diverse aree del mondo (ovvero la Cina). E anche l’idea che sarà sempre Mario Draghi a sare lo scossone per difendere l’Eurozona perde sempre più proseliti.

"E ' difficile restare rialzisti dopo tutte queste vendite", ha commentato a Bloomberg Patrick Spencer, vice presidente del settore azionario per conto di Robert W. Baird & Co. a Londra. "Gli spread sul credito stanno scoppiando, siamo preoccupati per Deutsche Bank  e la restituzione delle cedole. C'è un sacco di capitale in circolazione, ma anche molta paura".

Come sempre banche al centro del mirino. A Piazza Affari Ubi -14,83% teorico, Mediobanca  -8,72%, Unicredit  -8,58%, B.Mps  -8,%, B.Popolare  -7,37%, Bper -8,82% teorico, Intesa Sanpaolo  -5,78% e Bpm  -4,66%.Société Générale  ha perso il 15% dopo aver detto oggi gli utili trimestrali sono stati inferiori alle stime a causa dei fondi accantonati per le spese legali. Decisamente male gli istituti di credito italiani e greci che stanno scambiando, ha calcolato Bloomberg, ai minimi dal 1998. E l'indice Eurostoxx di settore perde quasi 7 punti, il calo più forte dall'agosto 2011.

Intanto il petrolio è in caduta libera, con il Wti sotto di 4 punti a 26,34 dollari. "L'oil in questo contesto gioca un ruolo cruciale per l'andamento dell'azionario. Si è infatti invertita la correlazione che in precedenza vedeva i mercati salire a fronte di cali del greggio. Ora avviene l'opposto, per via dello sbilanciamento tra il peso dei Paesi sviluppati, che sono saturi, e quello delle economie emergenti, che sono lo sbocco per l'export europeo. Alcuni emergenti, come Venezuela e Nigeria, sono in grossa difficoltà proprio per il calo del prezzo del petrolio e anche la stessa Arabia Saudita ha dovuto emettere bond. A queste problematiche si aggiungono la difficoltà delle aziende petrolifere e anche l'esposizione dei bancari - in particolare Usa - a queste imprese", spiega Andrea De Gaetano, Senior Portfolio Manager di MC Capital interpellato da MF-Dowjones.

di Elena Dal Maso

Fonte: MilanoFinanza 11/02/2016 13:06