Bce: l’Italia resta troppo fragile

La Bce prevede una crescita annua del pil in termini reali pari all’1,4% nel 2016, 1,7% nel 2017 e 1,8% nel 2018. Rispetto al dicembre 2015 le attese sono state riviste lievemente al ribasso a causa della lenta crescita mondiale. Lo scrive Francoforte oggi nel suo bollettino mensile. E sempre oggi la Bce dà ragione alla Commissione europea: l’Italia rischia grossi scostamenti dai requisiti europei sui conti pubblici ed è particolarmente vulnerabile agli shock. Ora il governo deve muoversi sul debito. «Le previsioni di inverno della Commissione», ribadisce l’Istituto di Francoforte, «indicano per l’Italia una differenza dello 0,8% tra il pil per il 2016 e il percorso di aggiustamento richiesto verso l’Omt, il piano di acquisti di titoli di Stato da parte della Bce. Rispetto alle previsioni dello scorso autunno, il divario si è ampliato a causa delle spese aggiuntive inserite nella legge di stabilità per il 2016, che hanno aumentato l’obiettivo di disavanzo dello 0,2% al 2,4% del pil». Ora l’Italia rischia «un significativo scostamento dai requisiti del braccio preventivo, anche qualora si decidesse in primavera di accordare maggiore flessibilità al Paese», scrive il bollettino. Italia, ma anche Belgio, Irlanda, Spagna, Francia, Portogallo, Slovenia e Finlandia sono vulnerabili ed esposti a rischi elevati per la sostenibilità del bilancio pubblico nel medio periodo, dovuti soprattutto agli alti livelli del debito e/o a cospicue passività implicite. Occorrono quindi ulteriori sforzi di risanamento per condurre stabilmente il rapporto debito pubblico/pil su un percorso discendente. I Paesi con alti livelli di indebitamento sono particolarmente vulnerabili a un rialzo dell’instabilità nei mercati finanziari, per il legame ancora forte tra conti pubblici e settore finanziario. Inoltre la loro capacità di adattamento a possibili shock avversi è piuttosto limitata, avverte la Bce. La ripresa economica nell’area euro sta proseguendo, anche se a ritmi inferiori a quelli attesi e in prospettiva dovrebbe procedere a un ritmo moderato. La domanda interna dovrebbe essere ulteriormente sorretta dalle misure di politica monetaria.

Fonte: MILANO FINANZA del 24/03/2016

Via alla super popolare Non ci saranno licenzialmenti, hanno detto i vertici. Sofferenze in calo a 10 miliardi

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«Nasce una banca solida, abbiamo dimostrato di voler far partire con tutte le forze un soggetto forte e protagonista». Così ha esordito oggi Giuseppe Castagna, consigliere delegato della Bpm e futuro ad della nuova banca che nascerà dalla fusione con il Banco Popolare. «Partiamo nel modo migliore che si poteva immaginare», ha aggiunto, «l’istituto sarà un leader nazionale, con un radicamento territoriale privilegiato». Castagna ha poi riconosciuto a Pier Francesco Saviotti, ad del Banco, il merito di aver mandato in porto il progetto. Saviotti ha in effetti dovuto digerire il boccone più amaro: un aumento di capitale da 1 miliardo di euro, una richiesta «eccessiva» da parte della Bce, ha lamentato l’ad, ma l’istituto lo eseguirà per non perdere l’occasione di fondersi con Bpm. Il nuovo gruppo si focalizzerà su un significativo piano di riduzione dei crediti non performanti fino a 10 miliardi di euro nominali al 2019. Inoltre la fusione non comporterà traumi sul piano occupazionale.

                                                L’operazione piace ai broker, meno agli azionisti

Il titolo del Banco Popolare faticava oggi a riconquistare il segno positivo a Piazza Affari. Dopo un avvio negativo con un calo del 4% e una breve escursione in territorio positivo, l’azione era di nuovo in calo dello 0,62% a quota 7,235 euro. Volatile anche la Bpm. Dai massimi della mattinata a quota 0,745 euro, l’azione scendeva dell’1,34% a 0,701 euro. Ieri sera in un comunicato congiunto le due banche hanno confermato di aver firmato una lettera di intenti per la fusione. Post merger, gli azionisti del Banco Popolare peseranno per il 54% e quelli di Bpm per il 46%, equilibri calcolati considerando che, entro fine ottobre, il Banco dovrà realizzare un aumento di capitale da un miliardo, già garantito da Mediobanca e Bank of America Merrill Lynch. «Percentuali in linea con l’attuale capitalizzazione delle due società, rettificata per l’aumento di capitale previsto per il Banco», spiegano gli analisti di Banca Imi. L’aumento, che potrà essere realizzato anche con l’emissione di bond convertibili o convertendi, dovrà essere approvato da un’assemblea ad hoc che si terrà entro maggio. Sempre entro maggio, dopo l’assemblea per l’aumento, è prevista l’approvazione del progetto di fusione da parte degli organi amministrativi delle due banche. La nuova banca, oltre ad avere una capitalizzazione di borsa complessiva al 22 marzo pari a 5,5 miliardi prima dell’aumento di capitale del Banco, e un totale attivo di oltre 171 miliardi, avrà coefficienti patrimoniali e di liquidità solidi: Cet1 ratio pro-forma1 fully loaded al 13,6% e phased-in al 13,7%, considerando l’aumento.

FONTE: MILANO FINANZA